NUTRIRE CON PRECISIONE NELLE STALLE CON AMS

I mangimi di formulazione sartoriale sviluppati da CAI Nutrizione consentono di integrare con precisione la PMR, sostenendo sia l’efficienza produttiva sia la regolarità comportamentale delle bovine all’interno dei sistemi di mungitura automatici.

Di Sara Perrella e Clotilde Villeri, team Formulazione e sviluppo prodotto (da “Allevatori Top” nº 01 gennaio 2026, pp. 54-56)

Una corretta gestione nutrizionale delle vacche da latte rappresenta un requisito essenziale per garantire il loro benessere, aumentare l’efficienza produttiva ed ottimizzare i costi alimentari, a prescindere dal metodo di mungitura adottato. Con l’introduzione dei sistemi di mungitura robotizzati sono state trasformate non solo le modalità in cui le bovine vengono munte, ma anche l’approccio più accurato alla loro alimentazione. Nel sistema di alimentazione basato sull’unifeed, la Total Mixed Ration (TMR) apporta i nutrienti in grado di soddisfare i fabbisogni giornalieri delle vacche da latte. Nei robot di mungitura, invece, una quota nutritiva può essere fornita direttamente alla postazione di mungitura, consentendo il passaggio dal TMR al Partial Mixed Ration (PMR). Questo sistema offre la possibilità di applicare il precision feeding: con una TMR le bovine di un gruppo ricevono la medesima razione in base ad una produzione media, mentre l’integrazione tra PMR alla greppia e la distribuzione di mangimi nel robot permette elaborare piani alimentari che rispondano in modo più accurato ai reali fabbisogni nutrizionali di ciascun animale. Attraverso sistemi di identificazione individuale, il robot all’ingresso riconosce ogni bovina e tara la quantità di concentrato da erogare in base alla produttività ed alla fase di lattazione. Inoltre, grazie alla presenza di più linee in alcune tipologie di sistemi di mungitura automatici, è possibile fornire agli animali mangimi differenti per composizione nutrizionale e forma fisica (pellet, liquidi).

Comportamento alimentare
Nei sistemi di mungitura robotizzati con traffico libero il mangime svolge anche una funzione di richiamo, che può essere ottimizzata attraverso formulazioni mirate. Un concentrato altamente appetibile favorisce le visite volontarie, la frequenza di mungitura e riduce il numero di ritardi di mungitura. Parallelamente, un’elevata palatabilità garantisce un consumo regolare durante l’intera permanenza nella postazione, prevenendo abbandoni precoci che potrebbero compromettere la mungitura. Per ottenere una risposta comportamentale stabile, i concentrati per robot presentano solitamente un tenore più elevato di amidi e zuccheri rispetto al PMR e vengono arricchiti con aromi stabilizzati e melasso, al fine di aumentarne l’appetibilità e mantenere una palatabilità costante.

Qualità fisica
La qualità fisica del mangime contribuisce a limitare la selezione e a mantenere una corretta routine di mungitura: concentrati eccessivamente polverosi o troppo duri risultano poco graditi dalle bovine e ne scoraggiano le visite e la permanenza nel robot con traffico libero. È quindi indispensabile garantire uniformità della granulometria, un’adeguata durabilità del pellet e un ridotto livello di polveri.

Qualità principali di un mangime da robot

  • Appetibilità (ciò che spinge la vacca a “voler provare” il mangime). La caratteristica principale del mangime è quella che stimola la bovina a cominciare l’ingestione; essa dipende da vari fattori sensoriali come il profilo olfattivo e aromatico. A questo si sommano proprietà fisiche quali granulometria, contenuto di umidità, temperatura e percentuale di polverosità. L’alimento rancido o ammuffito o con processi fermentativi indesiderati compromette in modo sostanziale la volontà dell’animale di effettuare il primo assaggio.
  • Palatabilità (ciò che spinge la vacca a “continuare a mangiare” quel mangime). È la capacità del mangime di mantenere costante e prolungare il consumo dopo il primo contatto. Essa dipende dall’insieme di stimoli gustativi, sensazioni tattili e risposte fisiologiche positive post-ingestione. Studi indicano che una buona palatabilità nasce da un equilibrio attento tra zuccheri, amidi e componenti aromatiche.
  • Durabilità. I pellet devono essere resistenti al trasporto e all’erogazione dai silos alla mangiatoia del robot. Durante questo passaggio non devono sbriciolarsi poiché un alto livello di polveri può ridurre il consumo di mangime, la frequenza di mungitura e aumentare i ritardi nei robot con traffico libero. La durabilità dei pellet viene misurata con il Pellet Durability Index (PDI), calcolato come la percentuale del peso finale rispetto a quello iniziale dopo sollecitazioni meccaniche: il PDI raccomandato per i sistemi automatici di mungitura è maggiore del 90%.

Equilibrio nutrizionale
Il PMR, generalmente, copre il 70-85% dei fabbisogni nutritivi delle vacche da latte, mentre una quota restante viene compensata dal concentrato erogato secondo una curva La PMR, generalmente, copre il 70-85% dei fabbisogni nutritivi delle vacche da latte, mentre una quota restante viene compensata dal concentrato erogato secondo una curva programmata in funzione della produttività del singolo animale. La PMR deve essere composta da foraggi di elevata qualità, con un contenuto di amido moderato, in grado di assicurare un corretto livello di energia digeribile senza eccedere nel carico fermentescibile. Solitamente, i mangimi per robot contengono una maggiore concentrazione di carboidrati rapidamente fermentescibili e una loro assunzione senza un’adeguata integrazione di fibra nella PMR può esporre le vacche ad un alto rischio di sviluppare acidosi ruminale sub-acuta (SARA), condizione spesso associata a zoppie che riducono ulteriormente la propensione delle bovine a recarsi al robot di mungitura in condizioni di traffico libero. Un ulteriore fattore critico è l’ingombro ruminale determinato da una fibra altamente lignificata che permane più a lungo nel tratto digerente, limitando l’ingestione del mangime e riducendo la frequenza di mungitura. Per queste ragioni, la definizione del rapporto foraggi/concentrati deve basarsi su un’analisi accurata della qualità della base foraggera, integrando eventualmente fonti fibrose non foraggere ad alta digeribilità sia per limitare l’apporto di amido sia per ridurre la componente fibrosa non digeribile. Il pellet distribuito nel robot, in quantità non superiori a 8 kg/capo/giorno, deve avere una concentrazione energetica e proteica superiore a quella della PMR per sostenere adeguatamente gli animali ad alta produzione.

Criticità operative
La quantità di mangime programmata nel software del robot può differire significativamente da quella erogata e quella effettivamente consumata dalla vacca. Alcune bovine potrebbero scartare una quota di concentrato che verrebbe poi ingerita dall’animale successivo, andando ad aumentare la variabilità dei nutrienti forniti e portando a ripercussioni sulla performance produttiva. Diventa quindi fondamentale calcolare con attenzione i tempi reali di consumo del mangime da parte delle bovine rispetto ai tempi di mungitura. In conclusione, l’adozione di strategie nutrizionali calibrate, che garantiscano un equilibrio
ottimale tra PMR e mangimi da robot, rappresenta un punto cardine per il corretto funzionamento dei sistemi di mungitura automatica.

I consigli del nutrizionista

Gianluca Brunelli, nutrizionista di bovine da latte di CAI – Consorzi Agrari d’Italia, nel robot di mungitura suggerisce l’impiego di un concentrato caratterizzato dal 17-18% di proteina e da un valore minimo di amido del 30% per poter comporre un PMR che abbia il 15,5-16% di proteina e il 22-24% di amido per soddisfare i fabbisogni nutrizionali delle vacche più produttive si otterrebbe così una razione totale che comprende la razione PMR e il mangime da robot con il 17% di proteina e il 29-30% di amido. Inoltre, questa razione risultante dall’integrazione della razione PMR con il concentrato da robot, dovrebbe avere una NDF tra l’1,2 e l’1,4% del peso vivo e una peNDF maggiore del 20%.